DIARIO DI BORDO E3521 CNV (Isole Flegree 28 Agosto - 4 Settembre 2021)
Sabato, 28/08/2021 - giorno 1
Arrivo prima delle 11:00. Trasferimento con NCC (Alfonso - 327 7312649) al Marina d’Arechi 25€ (2 persone). Pranzo in porto. Transfer per il supermercato (il marina d’Arechi ne è sprovvisto) con NCC (Alfonso) alle 14:45. Spesa e rientro in porto alle 16:15 - in 6 persone si fa cambusa velocemente. Arrivo alla barca e check-in. Aperitivo, docce (pulitissime) e cena. Non lasciamo il marina lo stesso giorno perché alle 17-18 c’era molto vento e comunque sulla costa di Amalfi non ci sono rade per la notte. Solo porti. Il più vicino (Cetara) ci costa 70-80€, ma guadagneremmo solo poche miglia sulla navigazione a li galli del giorno successivo.
Domenica, 29/08/2021 - giorno 2
Partenza da Marina d’Arechi. Appena fuori dal porto, su fondale ancora basso (10mt) troviamo 22kts di vento. Su le vele con 2 mani di terzaroli e Genoa ridotto. La barca è gestibile. Rotta W. Qualche miglio più avanti, prima di Cetara il vento si stabilizza a 16 kts. Prima apriamo di più il genoa, poi togliamo una mano. Su questa barca (Sun Odyssey 37) con 2 mani la tela è molto poca e con 1 mano è quasi come avere randa piena. Dopo Maiori il vento cala drasticamente (6kts). Accendiamo il motore e facciamo rotta sui Galli (gli scogli in cui Ulisse incontra le sirene). Questi scogli ricadono nell’area marina protetta di Punta Campanella e l’ancoraggio dovrebbe essere regolamentato dall’ente parco. Tuttavia una quantità discreta di barche già presenti mi lascia presagire che posso infischiarmene. Rada sul lato E dello scoglio più a E con grippia (ce l’hanno quasi tutte le barche). Il fondale è molto alto. Per trovare 20mt di fondale siamo solo 20mt distanti dallo scoglio. Tuffandomi non vedo l’ancora, ma ha preso di sicuro. Durane la sosta bagno/pranzo controllo la sentina. In 2 ire accumuliamo sempre 3/4 dita di acqua salata. Faccio tutti i controlli di rito con il charter. L’ecoscandaglio è asciutto. Aprire o chiudere le prese a mare è ininfluente. Il premistoppa dell’asse elica schizza un po’ d’acqua (come è normale che sia), ma non mi convinco che queste abbondanti gocce possano accumularsi in così poco tempo in 4 dita d’acqua che subito raggiungono il baglio massimo. Se l’acqua proviene dalla zona motore dovrei trovarne di più in zona motore prima e al baglio massimo poi. Sono convinto che l’acqua provenga dai prigionieri del bulbo, molto arruginiti. Il charter ne dubita perché dice che se qualcuno ha urtato il fondo dovrebbero esserci crepe sulla carena. Mi suggeriscono di rientrare a Marina di Arechi la sera stessa per sollevare la barca il giorno seguente. Non voglio perdere un giorno. Terrò d’occhio la sentina ogni 2h, sperando che la barca non accumuli troppa acqua durante il sonno (7h). Dopo pranzo facciamo rotta Capri. Superata l’area delimitata dalle 4 croci di S. Andrea tiriamo su le vele. C’è un bel vento da N-NW di 16-17 kts che ci fa fare bei bordi di bolina. Beppe Salottolo mi aveva anticipato che la termica qui fa vento da NE la mattina e da NW il pomeriggio. Superati i faraglioni accendiamo il motore e diamo fondo un po’ a W dello scoglio unghia marina. Una serie macchinosissima di gavitelli e cime galleggianti delimita campi boe, corridoi di accesso ristoranti etc... creando strade, traverse e caos. Non potendo superare tali linee, siamo costretti a dar fondo su 17-19 mt, a meno di 10mt dalla linea di delimitazione del campo boe. Siamo comunque a circa 80 mt dalla costa. All’arrivo raffiche di ponente e mare piatto. Diamo due ancore danforth, il massimo del calumo (45mt) e la grippia con grippiale (non per un eventuale disincaglio, ma per indicare ad altre barche - in quel momento poche, ma l’indomani chissà - che li c’è la mia ancora). Tuffandomi l’ancoraggio è riuscitissimo. Sabbia ottima tenitrice. Dopo cena il vento muore e una fastidiosissimissima onda lunga ci fa ballare maledettamente per 12 ore. Non ho chiuso occhio neanche un minuto. Il resto dell’equipaggio (tranne Maddalena) è più morto che vivo.
Lunedì, 30/08/2021 - giorno 3
La barca continua a ballare tutta la mattina. Forse (ma non ne sono sicuro) stanno bene solo quelli a distanza di almeno 1km dalla costa, ma per dare fondo li ci vogliono almeno 100mt di catena, che una barca come la nostra non ha. Porto 2 persone a terra - al Marina piccola di Capri. Con il tender e il mare morto è difficile muoversi senza bagnarsi, ma ancor di più lo è destreggiarsi tra i complicatissimi corridoi di cime e boe creati per consentire l’atterraggio dei tender solo in uno specifico punto. Questa operazione di notte sarebbe impossibile. Quando torno (dopo qualche ora) a riprendere Cesar ed Elizabeth al “punto di atterraggio tender” trovo addirittura una fila da rispettare prima del mio turno. 2 Tender e 1 motoscafo attendono pure il loro turno per entrare, caricare/scaricare persone, uscire. Dopo pranzo tolgo la seconda ancora appennellata, legata con una cima di fortuna (non c’è mai un grillo utile a tale scopo in barca), slego il grippiale (un parabordo) e porto la grippia in barca. Partiamo poco dopo. Nel frattempo era arrivata una motovedetta della CP a multare uno dei tantissimi motoscafi che durante la mattinata avevano riempito la baia. Rotta W-SW. Lasciamo Capri salutando il faro di P.ta Carena e poi rotta NW a motore verso Ischia, Porto S. Angelo - dove avevo deciso di prenotare anticipando di un giorno la sosta in porto prevista martedì (ma necessaria fin da subito, considerata la terribile nottata trascorsa). La situazione in sentina sembra stabile. Cioè stabilmente ogni 2h mi trovo 4 dita d’acqua in sentina: speriamo bene... Durante la navigazione verso Ischia mi contatta Nicoletta Gibelli, mia recente conoscenza della navigazione bretone. Mi dice che la sua flottiglia di 3 barche dell’AIVA (composta anche da una barca in cui c’è Beppe Salottolo), di ritorno da Ventotene si fermerà ad Ischia, lato W (Marina di Forio) quella notte. Stimo che per raggiungerli devo allungare di circa un’ora. Vale la pena. Disdico S.Angelo, chiamo Forio (dove mi assicurano un prezzo anche migliore di S.Angelo) e muovo verso W. La costa Sud di Ischia è la più bella. Più insenature, poche costruzioni. Arrivati in prossimità del marina di Forio, proseguo per quasi 1 Mgl a Nord, essendo la carta tempestata di scogli (Camerata ma anche altri). Quando ho l’ingresso del porto al giardinetto viro su questo. All’ingresso ci assegnano un posto al primo pontile galleggiante del molo di sottoflutto, dove anche la flottiglia dell’AIVA stava ormeggiando. L’ormeggio non è dei migliori perché in acque libere, senza alcuna barca tra cui entrare “a supposta”. Inoltre credo di aver sbagliato ad entrare di poppa molto lento. Il motore andava tenuto più vivace. Anche a stressare un po’ l’invertitore con prima e retro, ma essere fermi in queste situazioni è fatale. Un po’ di vento infatti ci abbatte la prua a sinistra mentre cime di ormeggio sono in acqua. È il primo ormeggio di questo equipaggio - non mi lamento. Una volta presa la trappa di dritta tutto si ristabilizza. Quella di sinistra è corta. L’ormeggiatore l’assicura alla galloccia con un pezzo di cima di 1mt che gli do io, legato con un nodo di bozza alla trappa. Dopo l’arrivo di Beppe (che era andato a Procida per un problema ad amantiglio/drizza che non gli consentiva di tirar su ne giù la randa) ci si beve una birra tutti insieme (4 del ns equipaggio, Nicola, Nicoletta e Beppe). Poi si cena in 4 di noi più Nicoletta - ottima cuoca.
Martedì, 31/08/2021 - giorno 4
Dopo una breve visita di Forio (dove compro dei cornetti veramente ben fatti in un forno), vado a pagare il porto. La signora dell’ufficio prova a dirmi che il prezzo è di 145€, ma faccio presente che il giorno prima il signore con cui avevo parlato mi aveva detto sui 110€. Scopriamo che avevo parlato col direttore. Vinco io. Molliamo gli ormeggi alle 9. A motore raggiungiamo la vicina baia di S. Montano, che Beppe mi aveva suggerito. Diamo fondo in 10mt, ma potevamo avvicinarci anche di più. Luogo magnifico - bellissimi fondali - sabbia ottima tenitrice (solo qualche sasso se ci si avvicina un po’ troppo). La terrò sicuramente in considerazione come rada per la notte se dovessi trovarmi qui con venti da W, S o E. Dopo un bagno ripartiamo. Dalla barca osserviamo i 3 centri della costa N di Ischia, nell’ordine Lacco Ameno, Casa Micciola, Ischia Porto. Appena abbiamo quest’ultimo al traverso, noto che a un centinaio di mt da noi c’è la barca di Beppe, più vicina alla costa di noi, in rotta di collisione con un traghetto che stava uscendo dal porto. Ne escono indennj, ma fortuna che noi eravamo larghi dalla costa, perché quel traghetto era difficile da notare quando era fermo in porto. Beppe si avvicina e ci scambiamo delle foto noi a loro e loro a noi. Poi le nostre strade si separano perché loro vanno verso Vivara (in realtà credo abbiamo ormeggiato a Procida lato SW di Chiaiolella), mentre noi andiamo al castello Aragonese sul lato S. Si può dar fondo anche a N della lingua di collegamento dell’isolotto del castello con il resto dell’Isola di Ischia, ma a S si è più riparati. Non è il nostro caso, avendo vento da S, ma stiamo comunque li. La rada si presenta semplice. Fino a 15-10 mt si da fondo e calumo tale da portare la barca su c.ca 7 mt. Oltre non si può andare perché tutto è un campo boe di diversi motoscafi. C’è un po’ d’onda - giustamente - essendoci un vento da S con raffiche oltre i 12kts. Riusciamo a pranzare indenni. Avevo lasciato Cesar ed Elisabeth a terra (come sempre) con il tender. Li vado a riprendere prima di ripartire. Tolta l’ancora andiamo a vela verso Vivara. Dal castello aragonese a Procida è veramente breve la navigazione. Serve dirlo perché in queste coste c’è una buona visibilità e pure Capri sembra vicina (anche se distante 15 mgl), quindi non si sa mai se affidarsi alle sensazioni visive. Durante questi 40 minuti a vela con l’equipaggio ci esercitiamo nelle varie andature, virate e abbattute. Valutiamo di entrare nell’insenatura E di Vivara. Bellissimo posto, ma Chiaiolella attrae di più. Decidiamo quindi di andare li. Entriamo in porto senza fermarci per ammirare il villaggio. Questa sera saremmo dovuti essere qui - secondo il programma iniziale - ma avevamo disdetto avendo dormito in porto la sera prima. Me ne pento maledettamente. Costava 70€ ed è un posto davvero suggestivo. All’ingresso e uscita del porto di Chiaiolella bisogna prestare particolare attenzione laddove si entra/esce mentre altra barca (anche piccola) esce/entra, in quanto il passaggio permetterebbe a due unità di transitare parallele, ma se ci si allarga il fondale è basso e con risacca si può finire facilmente a scogli. Quindi o si attende dentro/fuori dal porto che l’altro sia entrato/uscito, o ci si muove molto vicini. Appena usciti dal porto diamo fondo davanti a questo per un bagno veloce. Alghe. Non mi fiderei molto a stare qui la notte, ma per una sosta va benissimo. Ripartiamo poco dopo. Scapolata punta Solchiaro andiamo a motore verso Corricella. Anche questo un luogo molto suggestivo come Chiaiolella, ma decisamente più grande. La baia è grande, può accogliere molte barche che possono trovarsi anche a poche decine di mt dagli scogli artificiali che riparano il porto. Si da fondo anche su 6-7 mt. Sabbia ottima tenitrice. Dovendoci passare la notte, dopo aver dato fondo e calumo sufficiente faccio la prova del 9 per sapere se la mia ancora danforth ha preso. Do retro a tutta manetta. Dopo uno strattone la catena comincia a filare impazzita. Fermo la barca. Vado a vedere cosa è successo. Quando abbiamo fermato il barbotin la catena era ferma a 30mt, ma ha filato fino a quasi 45. La campana del verricello sembra essersi staccata. Mi trovo molto vicino ad un motoscafo fermo già da prima. Recupero - a mano - i 15mt che non volevo dare. Fermo la catena con una cima passante per un anello e le gallocce (avrei dovuto farlo prima della prova del 9). Chiedo ad Anna di tuffarsi e vedere se l’ancora ha fatto testa (anche se suppongo di si, visto che ha tenuto ferma la barca sollecitando tanto il verricello da farlo staccare). Mi conferma l’ottimo ancoraggio - mi sto convincendo che la danforth su sabbia è pure più efficace della delta, perché difficilmente - a differenza di questa - ti rimane posata di costa. Per fortuna sono fermo. Vado sottocoperta. Il motore del salpaancora si è staccato dal verricello! Inizio a lavorarci per tentare di aggiustarlo. Durante questo periodo 3 persone dell’equipaggio, senza dire niente disertano facendosi portare al ristorante da una barca che faceva questo servizio navetta. Solo Anna e Maddalena restano con me in questo momento di particolare difficoltà. Lo apprezzo non poco. Durante il mio lavoro sottocoperta era anche successo che il motoscafo a cui mi ero avvicinato deve andar via e ha l’ancora vicina alla mia poppa. Gli spiego che per fortuna mi sono fermato (in effetti è stata una fortuna che il salpancora si sia rotto in questa fase e non di notte mentre dormivamo) e non intendo ripetere l’ancoraggio senza salpaancora. Allora usando qualche parabordo riusciamo a stare vicini fino al suo completo alaggio dell’ancora. Continuo a lavorare al motore del salpaancora. Il motore funziona, ma è completamente staccato dal verricello superiore. Il motore è attaccato al verricello tramite 6 viti la cui testa si arresta su una flangia appartenente al verricello, mentre i gambi scorrono nella filettatura del motore. Le 6 viti, di lunghezza c.ca 2cm, sono tutte rimaste sulla flangia (alcune sono piegate) ed il motore è caduto giù. Penso già (e putroppo avrò ragione) che la filettatura aia andata. Provo inizialmente a smontare qualcosa da sopra, perché lavorarci da sotto è veramente difficile (il motore pesa almeno 15kg). Nulla si può fare da sopra. Da sotto provo a spingere il motore verso l’alto. In parte riesco a farli combaciare, ma l’ultimo centimetro - non capisco perché - non va su. Il problema è che se la flangia verricello non bacia il motore, le viti - troppo corte - non riescono ad avvitarsi. Poi ci sarebbe pure da dire: come faccio ad avvitare 6 viti a brugola con la testa sopra, in pochissimi cm di spazio? Chi ha progettato questo sistema è un criminale. Capisco che la vite da sotto avrebbe più facilità a sfilarsi, ma se la metti sopra devi permettermi di poter lavorare da sopra! Comunque... il problema ora è tirare su il motore e avvicinarlo alla flangia. Istintivamente ci vorrebbe un cric idraulico che mi tenga su il pesantissimo motore, mentre da su provo ad avvitare almeno un paio di viti. Ma il cric sfonderebbe lo scafo da sotto. Allora uso una cima per assicurare il motore alla flangia. In questo modo posso spingere su, ma se mi manca la forza il motore non mi cade in testa destinandomi inevitabilmente al creatore. Provo ad assuccare quanto più la cima di sicurezza e penso di crearmi un paranco per tirare su il motore. Comunque questo non va su per l’ultimo centimetro. Scopro però che se fosse fissato bene - pur non del tutto, il salpaancora potrebbe funzionare (con cautela ovviamente). Guardo nella mia cassetta attrezzi personale - quella che tutti mi sfottono perché mi faccio le crociere con una borsa extra di 20kg. Cerco viti dello stesso diametro, ma più lunghe. Sarebbero la soluzione perché una volta pescata la filettatura, poi avvitando le viti, queste si richiamerebbero il motore alla flangia da sole. Non trovo un bullone dello stesso diametro, ma quasi mi commuovo a trovare una barretta filettata di quel diametro e qualche dado! Col seghetto (sempre mio) taglio la barra filettata. Mettendo due dadi ben serrati su una estremità realizzo un perfetto bullone! Lo provo. Effettivamente gira nella filettatura motore, ma ad un certo punto PLAF! Ricade tutto giù. La filettatura è andata. Non c’è modo di rimediare. Forse se avessi un maschio, ma è un lavoro da cani. Io sarei in vacanza in qualche modo. Contatto il charter. Mi dicono che se l’indomani mi faccio trovare alle 10 al marina di Procida mi mandano un meccanico. Nel frattempo Corricella ha acceso le sue luci. Bella di notte e bella di giorno. Bella? E chi l’ha vista in realtà? Ho visto solo grasso, viti e dadi finora, Perché ho preso questa barca così vecchia (2001)? Mi avevano detto che ha fatto un refit completo nel 2017, ma qui l’unica cosa che sento hanno revisionato BENE è il motore. Il resto è veramente vecchio e per niente manutenuto. L’equipaggio la chiama “barca scassata”. Io riconosco che non è messa bene, ma mi tiene a galla. Non la offenderò mai.
Mercoledì, 01/09/2021 - giorno 5
Lasciamo Corricella alle 9. Superati gli scogli dello schiavo un’area delimitata da 4 croci di S. Andrea si trova proprio dinanzi l’imboccatura del porto turistico di Marina di Procida. Li avevo chiamati e mi hanno assegnato un posto nel pontile di transito. Questo è sul molo foraneo ad E, subito dopo uno dei due distributori carburante del porto e si ormeggia non all’inglese, ma poppa/prua. Ci costa 15€/ora e acqua e corrente non sono incluse! Una volta ormeggiati (questo ormeggi ci riesce molto meglio) attendiamo il meccanico promesso dal charter, mentre il più dell’equipaggio si dilegua. Il meccanico, Massimo Cariati (338 9832081) è accompagnato da Roberta e i due sono semplicemente degli amici di Paolo (un coordinatore del mio charter), che lavorano per un altro charter (Progettoceano) che fa base proprio al marina di Procida. Persone squisite, con le quali ci scambiamo i contatti perché vorrebbero lavorassi come skipper con loro, considerato il lavoro che avevo fatto al salpaancora. A parte congratularsi coi miei tentativi, Massimo non riesce a fare molto di più, chiama Paolo e gli spiega la situazione. Questo mi dice che per l’inconveniente mi avrebbero coperto le spese del porto di ogni sera fino al rientro a Marina d’Arechi. Per questa sera avevo pensato di dormire in rada a Procida, ma considerate le previsioni di un forte grecale e la mia assenza di salpaancora, l’offerta di Paolo è ghiotta. Sappiamo quindi che per la notte saremo sicuri in porto. Sono le 11. Non voglio rimanere qui ancora. Il mio programma non deve cambiare. Oggi erano previsti bagni nelle varie rade di Procida. Anche se dovrò alare l’ancora a mano, non voglio perdermeli. Quindi si parte. Tutti tranne Cesar ed Elisabeth, che consapevoli del futuro rientro la stessa sera al marina di Procida ci chiedono se possono restare a terra per visitare meglio il borgo e poi raggiungerci dopo l’ormeggio. Facciamo una prima sosta tra Punta Pioppeto e il molo del porto commerciale (ben diviso da quello da diporto contiguo). Bella rada con basso fondale sabbioso e algoso. Molti motoscafi. Ho deciso di non usare a mano l’ancora principale (Danforth 25kg con catena da 8), ma l’ancora di rispetto (Danforth 14kg con 15mt catena da 6 e tessile). In effetti è più semplice tirare su del tessile. Ci si distrugge meno le mani, ma comunque è molto dura, perché non ci si può fermare a riposare. Quante ernie devono venirmi per farmi abbandonare certe idee? Un’altra rada molto carina è ad W tra punta Ottimo e punta Serra, ma scegliamo di proseguire e fermarci immediatamente a S di Punta Serra. Qui il mare non è cristallino, ma il fondale sabbioso e molto basso. Ci passerei la notte (con venti dal 1º al 3º quadrante). Dopo qualche nuotata e un buon pranzo, ripartiamo. Tirar su un’ancora su fondo di 4,5 mt è decisamente più semplice che su fondi di 8-10 mt. Il vento ci assiste. La Campania non mi delude per niente sul piano dei venti. Anche con previsioni di calma piatta ogni giorno ci sono state almeno un paio d’ore di brezze termiche di 9-12 nodi. Stavolta ne abbiamo 15-16, ma ormai conosco bene la barca e so che dare randa piena non è pericoloso. La mainsail qui non è la randa, ma il Genoa. Bastava guardare le scotte, che sono spesse come trappe. Quindi so che se devo ridurre vela dovrò rollarlo un po’, ma l’equipaggio risponde già bene. Sono tutte preparate. Anna è al timone. Mi fa molto piacere, perché dopo l’esperienza dell’Elba aveva bisogno di vincere la paura del ventone. La barca sbanda e istintivamente è portata a pungere il vento, ma io glielo vieto. Le dico di puggiare un po’ e far camminare la barca: “se vuole avanzare inclinata, falla inclinare, ma si deve muovere. Barca ferma non governa!” Mi ascolta. Si fida di me. Sono quasi commosso. So di avere una grande responsabilità, ma so che è la scelta giusta. Lo sbandamento non mi ha mai procurato grossi problemi. La barca piantata si. Nel tragitto di ritorno al marina di Procida avremo fatto almeno 10 abbattute a causa del continuo via-vai di traghetti. Quando sei di bolina e incontri un traghetto puoi virare anche all’ultimo minuto. Al lasco la manovra va preparata prima per via della randa al centro, quindi scelgo di abbattere almeno 5 minuti prima di eventuali situazioni complesse. Cosí facendo non ci siamo mai trovati in rotta di collisione con i traghetti. Giunti all’imboccatura del porto diamo motore e dopo l’ok del marina entriamo. Ci assegnano un posto al pontile galleggiante più in fondo (lato W). Anche stavolta nessuna supposta possibile. Ma neppure siamo in acque completamente libere. Da un lato nulla, dall’altro una barca di tedeschi. Anche stavolta c’è vento, ma in prua. Cerco di non fermare la barca se non a pochi cm dalla banchina. L’ormeggio riesce bene. L’equipaggio va sempre meglio. Scesi a terra dopo un frullato e una doccia (io ero ancora unto di grasso salpaancora) pago il porto. Il costo è di 95€, ma mi abbuonano le 30€ della sosta temporanea della mattina, quindi ne aggiungo solo 65. Poi aperitivo e cena in barca. Cesar ed Elizabeth ci raggiungono solo dopo le 23. Lui da alcuni giorni sta male. Ha perso la voce, ha mal di gola, tosse secca e sputa. In circostanze normali non mi preoccuperei, ma in questo periodo Covid boh.., sono un po’ perplesso. La notte dormiamo sereni. Il grecale alla fine non c’è stato.
Giovedí 02/09/2021 - giorno 6
Sveglia alle 6:45. Partiamo da Marina di Procida alle 8:15. Fuori dal porto su le vele. Ci sono non più di 9 kts, ma riusciamo a puntare Sorrento bolinando con un unico bordo mure a sinistra. Il bordo mure a dritta è deleterio, ci farebbe tornare quasi verso Procida. A una decina di miglia dalla costa Campana il vento cala sotto i 6kts. Accendiamo il motore e puntiamo p.ta Baccoli, che ricade in zona C dell’are marina protetta di P.ta Campanella. Sul portolano 777 c’è scritto che in zona C l’ancoraggio è permesso solo previa autorizzazione dell’ente parco. Tuttavia chiamo l’ente parco (081 8089877), ma mi dicono che posso ancorare tranquillamente purché rispetti le distanze dalla costa. Procediamo con l’intento di dar fondo immediatamente a S di p.ta Baccoli, ma alla fine decido di fermarmi a S della p.ta San Lorenzo perché la rada è più ampia e ci sono già altre barche (in caso di arrivo della CP a p.ta S. Lorenzo se in tanti hanno sbagliato puoi cavartela - a p.ta baccoli sarei stato il solo in rada e se quanto detto dall’ente parco fosse diverso da quello che sa la capitaneria [in questa nazione succede] il verbale è assicurato). La rada è tra le più belle. Fondali cristallini turchesi e vegetazione verdissima su costoni grigi articolati. Fondo su 10-11 mt di alghe. Sempre con l’ancora di rispetto. Do tutto il calumo che il tessile mi permette. Sott’acqua l’ancora non ha fatto testa, ma è più che sufficiente per una pausa pranzo. Terminato questo partiamo - è l’ultima volta che tiro su quest’ancora a mano per fortuna. Apriamo le vele incoraggiati da una barca a vela sottovento che riusciva a fare un bordo di bolina. Tuttavia il vento è veramente poco e so già che se riesce a farmi muovere di bolina, scapolata p.ta campanella, quando dovrò poggiare, mi pianterò completamente al lasco. Decido quindi di ammainare le vele e continuare a motore. Puntiamo li galli. Superati questi il vento è di 10 nodi, sempre troppo pochi per andare di gran lasco. Ormai puntiamo Amalfi, dove contavamo - ancor prima dei disastri col salpaancora - di andare presso i pontili di Aniello Esposito (338 2193421) prenotato in precedenza. Siccome paga il charter, il charter sceglie da chi mandarci e questo è Giulio, dei pontili Coppola. Anna prova a chiamare Esposito, per chiarirgli la situazione e disdire, ma questo non risponde (la richiamerà in serata arrabbiato). All’imboccatura del porto leggo sul portolano che i pontili Coppola sono i più riparati e che gli ormeggiatori offrono un servizio all-inclusive. In effetti quando chiamo Giulio (347 3495280), questo mi dice di attenderlo all’imboccatura del porto. Si presenta 5 minuti dopo su un gommoncino. Senza dire niente si lega alla galloccia, sale a bordo e mi chiede dove sta la manetta perché non la trova. Gliela indico e gli spiego che in questa barca la folle non è verticale ma già all’indietro. Non termino di parlare che lui mi dice “faccio tutto io”. Da tutta manetta in avanti. Punta un gommone come avesse l’intenzione di bucarlo. Il motore è a 3500 giri. Il massimo (che io non ho mai raggiunto). Il gommone pochi cm prima di benire affondato si sposta - i conducenti - stranieri, riconoscono dai modi che si tratta di Giulio e lo salutano con un gentile “bye bye”. Lui sorride e risponde “tu i chilla zoccola e soreta”. È divertito. Andiamo a 8 nodi dentro un porto pienissimo di barche e barchini e gavitelli e lui è serenissimo. In effetti siamo a casa sua - lui sa bene come muoversi e a quell’ora sa che meno dura un ormeggio, più ormeggi può fare. Ad un certo punto passa dai 3500 giri manetta in avanti a 3500 giri manetta indietro. Fosse stata la mia barca gliel’avrei tolta di mano. Solo dopo aver trattato cosí brutalmente il motore gira tutto da un lato. Questo modo di governare appartiene ai traghetti, che non possono permettersi il lusso temporale di mettere in folle, poi girare con l’abbrivio e poi mettere la retro, ma invertono il senso di rotazione dell’elica mentre ruotano la barca. Brutale per il motore ma efficace per i tempi. Giulio si destreggia con facilità in un canale strettissimo fatto di gozzi e bassi fondali con scogli fino a portarci a destinazione. Li il suo aiutante, Alfonso, ormeggia l’avvelenata con cime uniche (poppa-prua) di proprietà del pontile. Non vogliono le ns. cime d’ormeggio (già preparate) e non vogliono che siamo noi a legare le loro cime alla galloccia. È davvero un servizio all-inclusive, ma da meridionale quale sono, percepisco già che la cosa è fatta per fare scena e dopo il pagamento questo si sarebbe dileguato. Siamo vicinissimi al ristorante/pizzeria Lo Smeraldino, dove noi 4 prendiamo una pizza da asporto. Cesar ed Elizabeth ovviamente cenano altrove. A Cesar avevo proposto di farsi visitare all’ospedale vicino di Castiglione. Ci sarebbe potuto arrivare col bus o con un taxi il cui numero mi è stato dato da Alfonso (Taxi Amalfi 089 872239). Lui però dice che sta meglio ed era stato solo il freddo.
Venerdí, 03/09/2021 - giorno 7
Io ed Anna visitiamo Amalfi e Atrani al mattino presto (per fortuna perché poi ci sarebbe stato molto caldo). Tania e Maddalena vanno in giro indipendentemente. Cesar ed Elisabeth fanno un trekking panoramico. Concordiamo di pranzare tutti alle 12. Poco prima ci avvisano che non sarebbero riusciti ad esserci in tempo. Li avvisiamo che massimo alle 13:30 devono comunque trovarsi in porto perché abbiamo concordato con Giulio di andare via massimo alle 14. Alle 14:20, dopo vari messaggi, ancora non ci sono. Ci dicono di andare e che avrebbero trovato una maniera di raggiunger Salerno da soli. Cosí facciamo. Ovviamente i miei timori erano fondati. Chiedo ad Alfonso di aiutarci ad uscire (l’uscita era più difficile dell’entrata) e lui fa la battutina “Giulio, i signori non sanno guidare!”, gli dico che non è corretto che facciano scena per entrare “guidando” loro in entrata e poi debba “guidare” io in uscita: se è all-inclusive è ALL-inclusive. Giulio sale quindi a bordo e manovra per l’uscita. Lasciata Amalfi ci fermiamo alla rada immediatamente ad W di capo d’Orso. Anche questa molto bella e suggestiva. Tra le più belle, ma molto difficile per via degli spazi ristretti e molti scogli sommersi. Non do neppure ancora. Ci fermiamo alla deriva. Ci sono sempre i soliti 10 kts di vento. Utili per le boline, ma meno per il gran lasco. Dopo un bagno ripartiamo rotta Marina di Arechi. All’arrivo in porto alle 16 chiamo il distributore carburante Facom Gas per dirgli del ns arrivo (391 7730604). All’arrivo non c’è nessuno, ma ci avvisano che è stato intelligente arrivare con cosí largo anticipo. Il distributore si rifiuta di farmi la fattura, sostenendo che può intestarla solo al proprietario della barca e non al conduttore. Abbiamo speso solo c.ca 40€ (riempiendo la tanica al massimo), quindi mi va bene cosí. Chiamo Debora di Blue Trend Charter per dirgli che sto arrivando. In banchina trovo Paolo e Simone che ci aiutano con l’ormeggio. Dopo aver fatto un pre-check-out - Andrea, un ragazzetto scemo incapace di respirare se non gli dice Debora come fare, pretende che io gli firmi una liberatoria in cui sostengo di ricevere 195€ come indennizzo per la rottura del salpaancora. Gli dico che l’indomani ne avremmo parlato e non gli firmo nulla. Che pena mi fa certa gente.